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Conosci la Casa-Museo di D’Annunzio? 18 curiosità sul Vittoriale degli Italiani

Il Vittoriale degli Italiani (così Gabriele D’Annunzio definì la Casa-Museo che l’avrebbe ospitato negli ultimi anni della sua vita) occupa un terreno di nove ettari in cui si trova un complesso di edifici, piazze, viali e fontane, nel comune di Gardone Riviera, in provincia di Brescia. Si affaccia sul Lago di Garda e rappresenta un vero e proprio museo in cui sono contenute reliquie, ricordi, cimeli e tracce del “vivere inimitabile” del poeta-vate: dedicato all’Italia e donato agli Italiani, viene dichiarato monumento nazionale nel 1925. 

Un viaggio in questa stravagante dimora non è una semplice visita, bensì un percorso attraverso la vita, le passioni, le vicissitudini e i vizi del poeta pescarese. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Il Vittoriale degli Italiani è un luogo suggestivo, ricco di fascino e curiosità. Andiamo a scoprirne qualcuna…

 

1. “Sono avido di silenzio dopo tanto rumore, e di pace dopo tanta guerra.”

Reduce dall’impresa di Fiume, d’Annunzio è alla ricerca di una dimora defilata. La scelta cade su una villa sulla costa del Lago di Garda: immersa nel verde, su un colle terrazzato, tra un uliveto e una limonaia. L’intenzione iniziale è quella di un breve soggiorno, ma, poco dopo, si delinea il proposito di acquistare la villa. L’aspetto della sua nuova residenza stride fortemente con il lusso e le stravaganze tanto cari all’eccentrico poeta: la villa è una semplice casa di campagna che ha necessità di interventi di manutenzione.

Informato della Marcia su Roma a cose fatte e resosi conto di essere stato politicamente messo da parte, d’Annunzio gioca d’astuzia con Mussolini esiliandosi volontariamente e pretendendo, in cambio della sua accondiscendenza, che gli vengano riconosciuti i meriti di guerra e decidendo di donare il Vittoriale in cambio delle risorse necessarie alla sua realizzazione: maggiori contributi avrà, più grandioso sarà il dono. Nell’atto di donazione, il poeta dichiara e illustra i suoi intenti, sigillati nel motto araldico, inciso sul frontone all’ingresso del Vittoriale, tra due cornucopie: “Io ho quel che ho donato”.

2. L’ingresso monumentale

Ad accogliervi come visitatori c’è innanzitutto l’ingresso monumentale del Vittoriale: una coppia di archi al cui centro è collocata una fontana che recita una scritta in bronzo: “Cogli la rosa, ma evita le spine”. Citazione che fa riferimento in realtà alla vita coniugale piuttosto che a consigli da giardinaggio, esortando a prendere il meglio dalla vita di coppia, evitando il matrimonio. In fatto d’amore e dintorni il poeta aveva le idee chiare, su questo non ci sono dubbi.

3. L’anfiteatro all’aperto

Poco dopo l’ingresso, sulla destra, troviamo il celebre anfiteatro all’aperto progettato dall’architetto Giancarlo Maroni che prese come fonte d’ispirazione il più antico teatro romano a noi pervenuto: quello di Pompei. Un luogo immenso, dal valore incommensurabile, il cui panorama ingloba in un solo colpo d’occhio il Monte Baldo, la penisola di Sirmione e la rocca di Manerba sullo sfondo bluastro del lago di Garda. Ancora oggi vi si tengono spettacoli musicali e rappresentazioni.

4. La Prioria

L’ultima dimora di D’Annunzio era appartenuta in precedenza a Henry Thode, un critico d’arte tedesco cui lo stato aveva confiscato la villa come risarcimento dei danni causati dalla Germania durante la Grande Guerra. All’interno dell’abitazione si trovano ancora oggi più di 30.000 libri, oltre a tutta una serie di oggetti di arredamento provenienti dalle più estreme parti del mondo. La casa è suddivisa in una serie di stanze, ognuna con un nome proprio, adibite a un uso ben specifico.

5. L’ingresso

Rivestito da legno di noce, l’ingresso della Prioria è occupato da una scala di sette gradini che porta a un pianerottolo con due porte che conducono entrambe a due stanze d’attesa, speculari ma con significati contrapposti: l’Oratorio Dalmata (a sinistra) per gli ospiti intimi e la Stanza del Mascheraio (a destra) per gli ospiti indesiderati. In questa stanza d’Annunzio era solito far aspettare tutti gli ospiti poco graditi, anche per diverse ore.

6. La luce

Tutta la casa è caratterizzata da una costante penombra a causa della fotofobia che aveva colpito la vista del poeta, negli ultimi anni di vita, dopo l’incidente “di guerra” in cui era rimasto irrimediabilmente ferito a un occhio. La luce del mondo esterno, infatti, non arriva se non filtrata da tendaggi decorati e da vetrate variopinte e ogni cosa è lì come d’Annunzio l’ha lasciata. Si vedono i suoi occhiali poggiati su uno scrittoio, i libri impilati, le foto appese, la tavola da pranzo apparecchiata, gli oggetti da toilette allineati nella stanza da bagno…

7. Lo studio

Per entrare nel luogo dove il poeta lavora, nel suo studio personale, bisogna inchinarsi: alla stanza si accede salendo tre alti scalini sormontati da un architrave – su cui è scritto “qui è l’opera, qui è il lavoro” – talmente basso che chi vi entra è costretto a chinarsi, per rendere omaggio all’arte che, in quella stanza, nasce. Vi sono ancora allineati sui vari tavoli di lavoro e sugli scaffali i manoscritti, i documenti e i volumi consultati dal poeta. Non a caso, questa è l’unica stanza in cui la luce del sole è libera di filtrare attraverso le finestre, a testimonianza della grande illuminazione che soltanto la poesia è in grado di concedere.

8. La zona notte

Proseguendo nel percorso c’è la stanza di servizio che introduce alla zona notte della casa, la Zambracca, da zambra in provenzale, intesa come donna di servizio. Usata come studiolo, il poeta vi morì sullo scrittoio, colpito da un’emorragia celebrale, il 1 marzo 1938. Sull’architrave che porta da questa stanza alla stanza da letto, o Stanza della Leda – prende nome dalla favola mitologica della Leda che si accoppia con Giove trasformato in Cigno – si legge “al genio e al piacere”.

9. Il bagno blu

Nel 1931 d’Annunzio trasforma il bagno, arricchendolo di oggetti e mattonelle e scegliendo i sanitari di colore blu. La stanza da bagno contiene circa novecento oggetti disseminati ovunque. Le pareti sono ornate da mattonelle persiane, sul soffitto è ripetuto il motto di Pindaro e il pavimento è ricoperto da tappeti orientali.

10. La Stanza del Lebbroso

Attraverso uno stretto corridoio si giunge alla Stanza del Lebbroso, forse la più ricca di simboli, dove il poeta si reca a meditare nelle solenni ricorrenze. Il letto, detto “delle due età” perché “quasi culla e quasi bara” – allestito per esporvi la sua salma – è sovrastato dal dipinto raffigurante San Francesco che abbraccia D’Annunzio lebbroso, basandosi sulla credenza medievale che il lebbroso è signatus – toccato da Dio – e quindi sacro.

11. Lo Scrittoio del Monco

Lo Scrittoio del Monco era lo studiolo adibito alla gestione della corrispondenza. La scritta sull’architrave d’ingresso “Tagliata riposa” insieme all’immagine di una mano sinistra mozzata, significano che il poeta è impossibilitato o non vuole rispondere alle numerose lettere che riceve.

12. La sala da pranzo

Attraverso un corridoio detto del Labirinto, si arriva alla sala da pranzo, in stile déco, ultimata solo nel 1929. La Stanza della Cheli prende il nome dalla tartaruga (in greco Khélys) – dono di un’amica del poeta, morta per un’indigestione di tuberose nei giardini del Vittoriale – che troneggia a capotavola come invito alla sobrietà e monito contro l’ingordigia per i suoi ospiti.

13. Il MAS 96

Salendo, incrociando sentieri, fontane, ruscelli e cascate vi è una rimessa che contiene in bella mostra il MAS 96, Motoscafo Anti Sommergibile, protagonista di numerose imprese di D’Annunzio, tra le quali la Beffa di Buccari del 1918 e il cui acronimo si scioglie in “Memento Audere Semper”, “Ricorda di osare sempre”.

14. La nave Puglia

La nave venne donata dalla Regia Marina Militare a D’Annunzio nel 1923 e furono necessari venti vagoni ferroviari e numerosi camion per trasportarla fino al Vittoriale degli Italiani. È un omaggio alla memoria di Tommaso Gulli, capitano della Regia Nave Puglia, e ad Aldo Rossi, due eroi dell’epopea fiumana. La prua è incastonata nel promontorio, rivolta verso il lago in direzione dell’Adriatico, quasi fosse pronta a salpare per riscattare la costa Dalmata.

15. Il Mausoleo degli Eroi

Il Mausoleo è stato costruito dall’architetto Maroni, dopo la morte del poeta, sulla sommità dell’altura dove si estende il Vittoriale. È un luogo importante da visitare poiché contiene la tomba del poeta. Intorno al sepolcro del poeta giacciono le antiche arche donate dalla città di Vicenza, dedicate ai legionari fiumani tra cui D’Annunzio ha voluto essere sepolto. L’arca con le spoglie del poeta è collocata, sopraelevata, al centro del monumento e sovrasta quelle con le salme di dieci legionari di Fiume, disposte tutte intorno.

16. I giardini

Il cortiletto degli Schiavoni veniva spesso riempito di tappeti persiani e trasformato in un cenacolo a cielo aperto in cui il celebre scrittore riceveva i suoi ospiti. Al centro del giardino si erige l’Arengo, ovvero il luogo in cui D’Annunzio era solito far confluire per incontri i compagni fiumani in occasione delle cerimonie. Tra i fusti degli alberi, 17 colonne simboleggianti le vittorie della guerra. Il poeta lo battezza con il nome di “Vittoriale” ma, ben presto, il luogo di raduno muta il suo nome in Arengo. Vittoriale degli Italiani – il cui nome allude inoltre al “Vittoriano”, l’altare della Patria dedicato a Vittorio Emanuele II – sarà chiamato, per estensione, l’intero complesso. 

17. Lo Schifamondo

Lo Schifamondo venne progettato sulla base dell’interno di un transatlantico, dotato di oblò, corridoi alti e stretti e di una stanza che richiama con precisione il ponte di comando di una nave vera e propria. Contiene un grande Auditorium per mostre, conferenze e concerti, coperto con una cupola alla quale è appeso l’aereo da caccia S.V.A. con cui fu effettuato il celebre volo sopra Vienna nella prima guerra mondiale, come beffa rivolta all’esercito austriaco (al posto di bombe e proiettili, gli aerei sganciarono invece bigliettini di propaganda che invitavano i cittadini austriaci a manifestare la propria autonomia dall’impero austro-ungarico).

18. Museo D’Annunzio eroe

Proprio all’interno dello Schifamondo si trova il museo dedicato alle imprese militari del celebre poeta di Pescara. Medaglie conferite al poeta per il valore militare, divise utilizzate nelle azioni di guerra, bandiere e gonfaloni ognuno con una precisa storia vera da raccontare. La sezione segreta del museo contiene vestiti e oggetti provenienti dalla vita personale del poeta. Vestiti eleganti, scarpe, cravatte, valigie, fotografie di amanti e lettere d’amore. Conclude quindi la visita questa stanza che rappresenta un vero e proprio incontro con il profilo privato del grande scrittore italiano.

 

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